Roghudi Vecchio: il fascino di un borgo abbandonato

Rogghudi

Un luogo di incanto alle pendici dell’Aspromonte

Per i veri amanti del turismo romantico, per gli esploratori di luoghi misteriosi e affascinanti, per chi cerca un posto tranquillo circondato di storia, ecco una perla semisconosciuta nel panorama italiano. Si tratta dell’antico e suggestivo borgo abbandonato di Roghudi Vecchio, situato alle pendici meridionali dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Il paese si trova a quasi 600 metri slm, affacciato sull’alveo pietroso del fiume Amendolea. Sorge sulla cima di un costone roccioso che obbliga il fiume a descrivere una profonda ansa che cinge tutto l’abitato. Intorno il paesaggio naturale è davvero mozzafiato, pieno di alture e dirupi e ricco di altri punti di interesse geo-archeologico, come le Caldaie del Latte e la Rocca del Drago, per non parlare della bellezza del Parco Nazionale dell’Aspromonte in generale con le sue cime, faglie e boschi primari di tipo mediterraneo. La storia dell’abbandono di Roghudi Vecchio è cominciata circa 45 anni fa, tra gli anni ’70 e ’80, quando il paese si svuotò a causa di due alluvioni successive che inondarono e distrussero la zona nel 1971 e nel 1973. Negli anni a seguire la popolazione si trasferì man mano verso la costa andando a fondare l’abitato di Roghudi Nuovo e abbandonando del tutto il centro originario. Ma la vera anima dei suoi abitanti è rimasta di certo nelle vecchie case, nelle antiche stradine e nelle leggende legate a questo luogo, ora affidate solo allo scorrere del tempo.

Si tratta di uno dei molti e affascinanti casi di abbandono di massa che nel Mezzogiorno italiano non è così insolito incontrare e quindi degno a tutti gli effetti di essere inserito nel tour dei borghi fantasma italiani. Continuando a leggere questo articolo troverete altre informazioni su questo luogo davvero unico che si è fermato nel tempo, ma se volete avere tutti i dettagli potete visitare il sito https://localitaitaliane.it/calabria/citta-e-monumenti-calabria/roghudi-vecchio, dove troverete tutte le notizie che cercate per organizzare una visita.

Un borgo fantasma e una lingua da salvaguardare: il greco di Calabria

Roghudi Vecchio fa territorialmente parte dell’enclave linguistica del greco di Calabria, o grecanico, una lingua minoritaria che fino al XVI secolo era parlata in un’area che comprendeva tutta la Calabria meridionale, ma che oggi purtroppo si è pian piano ridotta a pochi quartieri di Reggio Calabria e ai borghi più antichi. Questo dialetto sembra che derivi dal greco antico parlato in Magna Grecia, ossia l’area dell’Italia meridionale che anticamente i Greci colonizzarono a partire dall’VIII secolo a.C. Il grecanico è rimasto poi isolato, evolvendosi autonomamente in maniera diversa e originale dagli altri dialetti di lingua greca. In grecanico il nome originario di Roghudi sarebbe Richùdi o Rigùdi, termine che deriva dal greco rogòdes, che significa aspro, pieno di crepacci. Questo fattore linguistico è un ulteriore aspetto interessante che contribuisce sicuramente ad aumentare l’attrattiva esercitata tuttora da questo paesino dimenticato.

Cenni di storia: dall’attività medievale all’abbandono odierno

Andando alle origini, le prime notizie dell’esistenza di questo borgo risalgono al 1050, quando si poteva ancora definire un centro attivo che faceva parte dell’area grecanica, che entrerà poi a far parte del feudo dei Bova e, nell’Alto Medioevo, confluirà nello Stato dell’Amendolea, che sopravviverà fino ai primi anni dell’Ottocento. In questi secoli il borgo continua a rappresentare un piccolo paese di media altura dove si pratica soprattutto la pastorizia, fino a raggiungere, prima della grande alluvione del 1971, il numero di 1650 abitanti. Nella catastrofe ci furono morti e dispersi e il borgo rimase isolato fino a che il sindaco ne ordinò l’evacuazione. La seconda alluvione del 1973 fu ancora peggiore e convinse gli ultimi affezionati al paese natio a lasciare definitivamente la zona che da quel momento rimase deserta. Così cominciò il trasferimento degli abitanti nei paesi limitrofi, fino alla fondazione ufficiale di Roghudi Nuova, avvenuta solo nel 1988, sulla costa a quasi 40 chilometri di distanza dalla prima Roghudi. Attualmente Roghudi vecchio è meta di scampagnate, escursioni turistiche più o meno organizzate, ma anche scenario di alcuni eventi di workshop e attività promosse dalla Facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria al fine di sviluppare attraverso i suoi studenti un progetto di recupero architettonico e rivitalizzazione degli abitati dell’interno.

Come si presenta oggi Roghudi Vecchio?

Potete accedere al paese dalla salita che parte dalla strada asfaltata e porta verso la cima del costone. Tutte le vie del paese non sono molto larghe e sono fatte per gran parte da ciottolato, che in certi punti è stato divelto e invaso dall’erba. Salendo vedrete le case abbandonate: alcune senza tetto, fatte di pietre, vistosamente pericolanti; altre invece sembrano avere un aspetto più nuovo, in mattoni, magari costruite o rifatte negli anni ’60. I bordi delle strade sono costeggiate da parapetti, da cui è possibile sporgersi. Guardando verso il basso ci si rende conto di essere su dei veri e propri dirupi e si può sentire il forte scrosciare delle acque del fiume Amendolea. Più si sale e più ci si addentra nella parte antica di Roghudi Vecchio: vie e scalette sono più strette e si snodano tra case quasi tutte costruite in pietra, fino ad arrivare sulla sommità in cui la via si riapre per ammirare il panorama. Bellissimo il patio della chiesetta di San Nicola, che è stata restaurata negli ultimi anni, con il pergolato di vigna e l’ampia vista sui monti circostanti. La vostra passeggiata sarà accompagnata dal silenzio, gli unici rumori che potreste sentire saranno gli uccelli, il fiume e i vostri stessi passi.

Quindi se siete dei veri appassionati della scoperta di posti dimenticati, di borghi fagocitati dall’oblio, di luoghi abbandonati da tempo ma che ancora emanano un fascino palpabile, non lasciatevi sfuggire l’occasione di vedere di persona questo gioiello dell’Aspromonte per godervi un vero e proprio tuffo nel passato fatto di pietra e silenzio.

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