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Sono venticinque anni che si tiene il soggiorno sociale a Cucullaro ed io, ad eccezione del primo, sono stato sempre presente. Ho visto tante trasformazioni organizzative e strutturali, ho coperto tanti ruoli, compreso quello del "quasi ospite", ritrovando sempre una gioia intensa, raramente offuscata ma solo da stati d'animo personali. Tuttavia, la gioia maggiore non mi è venuta dall'incontro con le persone in difficoltà, con la maggior parte delle quali del resto interagisco tutto l'anno, ma dall'opportunità di poter condividere l'esperienza con tanti giovani, da quelli della mia generazione ai quarantenni di oggi, dai cari amici del Gabbiano, che nel 2003 copie dieci anni di vita, a quelli giovanissimi di questa estate. Ecco il senso più profondo dei miei soggiorni sociali sta in una carrellata veramente lunga di volti, di amicizie, di storie, di difficoltà personali, di episodi belli ma anche di tristi circostanze, di dolorosi abbandoni e di gioiosi nuovi incontri, di speranze che nel modo che Dio vorrà resti sempre dentro di ognuno la voglia di amare, di certezze che i giovani possono sempre essere controcorrente rispetto ai modelli che la società consumistica ed edonistica propone loro. Ed anche quest'anno la vacanza insieme agli amici delle comunità e del territorio è stata certamente un'esperienza di servizio, ma è valsa soprattutto, almeno per me, a riprendere il filo di una trama che non finisce, che si arricchisce di nuovi volti, che rincuora nel vedere ancora una volta colta con entusiasmo una proposta non facile ma che da senso alla propria vita.
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